Unapiccolamela cresce e cambia casa

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Sarà uno strano post questo, senza ricetta, senza ingredienti, ma con una notizia a dir poco importante.

Unapiccolamela.wordpress.com cambia casa: lunedì festeggiamo un anno insieme e  non potevo certo starmene con le mani in mano.

Data la mole di gioia e di soddisfazioni che questo blog mi sta dando, ci voleva un regalo che fosse all’altezza della situazione.

L’indipendenza prima di tutto, quindi la sottoscritta dopo mesi di elucubrazioni e di calcoli, ha deciso che era arrivato il tempo di cambiar casa, di traslocare… La mia nuova casa sarà:

http://www.conlemaninpasta.com/

E se l’idea di seguirmi in questa nuova avventura non vi dispiace poi tanto, segnatevi il nuovo indirizzo e correte a dare uno sguardo: sarebbe orribile avere una casa enorme e nessuno con cui condividerla!

A presto!

 

Orto: fase II^

Sulla pelle, nell’aria, i prati hanno già cambiato vestito e, negli angoli più assolati, si intravedono già i ciuffi ricciuti di erba cipollina che mi ricordano l’arrivo della bella stagione.

La primavera è vicina, lo dice anche il calendario, anche se oggi fatichiamo un po’ di più a crederlo, non c’è più alcun dubbio!

Se nel mese di febbraio avevamo già accennato ai possibili lavori di progettazione e preparazione per intraprendere un orto familiare, marzo non può che essere il mese dell’azione!

II^ FASE: AGIRE

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Per chi possiede un piccolo pezzo di giardino, per i lavori può rifarsi a quanto detto nello scorso post, per chi invece possiede un orto sul terrazzo o sul balcone o ha intenzione di intraprenderne uno, ecco quali sono i lavori per il mese di marzo:

Pulizia e preparazione vasi:

Vasi e fioriere possono essere acquistati nuovi in qualsiasi garden attrezzato, ma se ne avete già della stagione precedente o in regalo da chi non usa più, questi mesi sono perfetti per dedicarsi alla pulizia delle future dimore delle piantine:

  • vasi in terracotta: basta lavarli accuratamente. Per eliminare ogni traccia di calacare metteteli in ammollo per 2- 3 ore in acqua e aceto in parti uguali oppure solo aceto (in caso di incrostazioni resistenti), spazzolateli, risciacquateli e poi metteteli ad asciugare all’aria.
  • vasi e fioriere in legno: il legno è un materiale più delicato, la manutenzione deve essere fatta periodicamente, usando prodotti specifici per il legno quali carta per carteggiare, impregnante e vernice.
    Se il vaso o la fioriera da trattare è in buono stato basterà spolverarla ben bene con uno straccio umido, fate asciugare all’aria e infine date una o più mani di impregnante e, se lo ritenete necessario, una mano di vernice.
    Se la superficie da trattare è alquanto rovinata, sarà necessario carteggiare con carta abrasiva, spolverare, applicare l’impregnante e dopo la mano di vernice.

Acqua

Un altro argomento fondamentale per iniziare è riflettere sull’utilizzo dell’acqua. In generale, anche per gli orti classici, è buona cosa provvedere all’acquisto di un piccolo impanto a goccia a tempo: questo per evitare sprechi inutili di un bene così prezioso.

Fatevi un’altra domanda: Dove finirà l’acqua che utilizzo per irrigare?
I vasi dovranno permettere un buon drenaggio dell’acqua ed evitare i ristagni.Quando progettate un orto sul terrazzo, dovete tenere conto anche della gestione dell’acqua superflua. Ogni vaso deve essere ben drenato grazie a un apposito strato posto sul fondo del vaso, di solito dato dall’utilizzo dell’argilla espansa.

Lo strato drenante è utile affinché l’acqua non ristagni. Per il medesimo motivo è importante fare in modo che il vaso non sia poggiato tutto sul suolo ma che ai due margini siano disposti dei mattoni in terracotta che provvedono a creare un corridoio d’aria sotto ogni vaso. Se utilizzate le casse da coltivazione, spesso queste portano dei rialzi laterali così potete evitare l’impiego dei mattoni in terracotta.

Le semine

Sono numerose le piante che potrete scegliere di seminare in vaso, ma sicuramente alcune sono più agevoli.

In questo mese potete iniziare la semina di : basilico, carota, lattuga, aglio, cipolla, ravanello, prezzemolo, sedano e piante aromatiche (salvia, rosmarino).

Per chi invece ha un orto più classico, invece ecco qualche varietà in più:

 In semenzaio freddo – sedano, bieta da taglio, cicoria, rucola, crescione, piselli, fave, lattuga da taglio, indivia, valerianella, cipolla, prezzemolo, ravanello e cavolo cappuccio, patata, topinambur.

In semenzaio riscaldato – zucchina, pomodoro, melanzana, peperone, peperoncino.

Posso solo augurarvi, buon lavoro!

Vegan Chocolate Almond Cake

Fuori è di un bianco così insistente da far quasi male agli occhi.

Una neve continua, fitta, che pare quasi di aver sbagliato a guardare il giorno sul calendario. Ma che sia il 24 di febbraio lo sappiamo bene, soprattutto per certi eventi che ci stanno tenendo col fiato sospeso, un po’ come tutta questa neve. 

Avrei voluto scrivere prima di questa torta, in preda alla mia solita leggerezza domenicale, ma c’erano cose da fare, oggi, cose che non si possono rimandare.

Figlio n. 1 è nell’età giusta per volerne capire un po’ di più e per tutto il viaggio si sono sprecate le domande.

A me piace dare a tutta questa storia un tono solenne,  trasformare le persone comuni in supereroi, come quando gli racconto che, per arrivare fino a qui, fino a quella strana parole che si chiama democrazia, molte persone come mio nonno hanno dovuto combattere, questo mi piace raccontare.

E forse è vero che sono stati dei supereroi a portarci fin qui: persone apparentemente normali, che con un coraggio estremo hanno sconfitto il Male, o qualcosa di simile.

Poi siamo rientrati e la torta era ancora lì, leggera e soffice come la neve, o come me.

TORTA VEGANA AL CACAO E MANDORLE

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La ricetta di questa torta l’ho vista qualche giorno fa sul blog di Sweetie e il primo istinto che ho avuto è stato quello di tuffarmici. Non potendo farlo direttamente sullo schermo, ho optato per il secondo istinto: rifarla al più presto!

Così ho modificato qui e là gli ingredienti e ho infornato.

Ingredienti (dosi per 2 stampi da 15 cm)
180 g farina tipo 00- 45 g farina di mandorle- 50 g farina tipo 0 farro- 1 bustina di lievito (16 gr)- 230 g zucchero di canna- 120 ml di olio di oliva- 350 ml di acqua- 60 g cacao amaro+ un cucchiaio per spolverare gli stampi- 20 g granella di mandorle- mandorle a lamelle per decorare.
Preparazione
In una ciotola capiente mettete le farine, la granella di mandorle, lo zucchero, il cacao, il lievito e  lavorate tutti gli ingredienti con le fruste elettriche, aggiungendo a filo l’acqua e l’olio, fino ad ottenere un composto omogeneo. Ungete gli stampi e passateli col cacao.
Versate il composto, decorate con le mandorle a lamelle e cuocete in forno già caldo a 175°C per 45 minuti circa.
Se, trascorso questo tempo, facendo la prova dello stecchino, la torta dovesse risultare ancora umida, lasciatela ancora in forno e toglietela solo quando risulterà pronta.
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Il segreto era l’acqua

Un niente.

Questo è il tempo che ho impiegato per scoprire abbastanza intuitivamente un segreto che tanto segreto non era.

In un anno di folle panificazione autodidatta, mi sono decervellata per trovare il bandolo, il perchè, la risposta o giustificazione alla domanda di tutti, esattamente come capita in quelle due giorni di stiracchiati fine settimana al mare, con le dita dei piedi che si graffiano tra loro per la sabbia ancora da scrollare, mentre addentando una focaccia appena sfornata o un piccolo pane caldo, ci chiediamo cosa lo renda così irripetibile.

Se hai occhi miopi, hai bisogno del giusto paio di lenti e poi a imparare non ci si rimette mai nulla!

Un breve corso di panificazione domestica, di questo avevo bisogno, per fugare i dubbi e piantare qualche certezza in più. In un niente, le risposte sono arrivate, esattamente dove la mia fronte si corrucciava di più, e oggi voglio condividere con voi la bellezza e la bravura di chi ha tenuto questo corso.

In una tre giorni intensa Davide Longoni, dell’omonimo panificio di Monza, appartenente alla Condotta Slow Food di Monza e Brianza, ci ha dato la dovuta “infarinatura” e ha pazientemente sopportato le nostre continue e assillanti domande.

Dopo una prima serata di pura teoria sulle farine e i lieviti naturali, ci siamo dedicati  alla preparazione dell’impasto per la pizza e della biga.

La pizza bianca

L’ultima delle tre sere abbiamo realizzato un impasto di pane con la biga e un pane campagnolo con lievito madre.

Così poco? Direte voi.

Così tanto, dico io.

Le giuste basi che ognuno di noi dovrebbe conoscere.

Cosa rende tanto speciale questo pane bianco rispetto a tutti quelli fatti fino ad oggi? Gli alveoli, il peso e una morbidezza che fin’ora avevo sfiorato appena. 

E il segreto era l’acqua.

PANE DI CAMPAGNA CON LIEVITO MADRE

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Ingredienti

500 g farina macinata a pietra-  200 g lievito madre (liquido- idratato al 100%) rinfrescato e attivo- 260 g acqua tiepida (impasto idratato al 60%)- 12 g sale- 5 g malto.

Preparazione

** Nota iniziale: quando si panifica utilizzando la pasta madre liquida è necessario calcolare l’acqua già presente al suo interno per poter definire quanta acqua servirà ancora per idratare l’impasto fino alla percentuale desiderata.

Nel nostro caso, volendo un’idratazione del 60%, sapendo che la farina ha un peso di 500 g e che nella pasta madre ne abbiamo già presenti altri 100 g, l’acqua necessaria a raggiungere l’idratazione voluta è di 360 g totali.

Avendo già 100 g di acqua nella nostra pasta madre, i grammi d’acqua di cui realmente avremo bisogno sono 260.

Questo semplice calcolo ve lo porto ad esempio, per capire come quantificare di volta in volta i grammi che vi saranno necessari alla realizzazione dell’impasto.

Sciogliete il lievito in acqua, aggiungete la farina col malto e iniziate a fare assorbire l’acqua senza impastare in maniera decisa.  Lasciate riposare in autolisi qualche minuto, poi aggiungete il sale e impastate fino ad avere un impasto liscio ed omogeneo. Se dovesse risultare appiccicoso non aggiungete farina, lasciate riposare la pasta e con le mani pulite cercate di lavorarlo brevemente. Utilizzate la tecnica della pirlatura, che serve a dare maggior forza all’impasto, mettete la palla dentro ad un canovaccio infarinato e coprite. Dopo circa due ore sgonfiate delicatamente e fate delle pieghe, poi rimettete l’impasto al coperto e lasciate lievitare circa 7 ore (i tempi di lievitazione sono variabili a secondo di temperatura/umidità7tipo di farina, quindi imparate ad osservare il vostro pane).

Ricavate le vostre pagnotte e formatele a piacere, fate riposare altre due ore sempre coperte da un telo , riscaldate il forno a 220°C (programma del forno statico) e umidificate o con un pentolino basso sul fondo pieno d’acqua o con uno spuzzino.

Con oggi ho inaugurato anche la cottura con pietra refrattaria nel forno domestico: se volete fare come me, procuratevi una pietra refrattaria (la trovate nei negozi che vendono materiali per l’edilizia), inseritela sulla griglia mentre portate a temperatura il forno e riponetvi sopra le pagnotte quando quest’ultimo avrà raggiunto la temperatura desiderata.

La pietra aggiunge quella spinta in più dal basso che aiuta il pane a lievitare.

Cuocete per circa 35/40 minuti, abbassando a 200°C se necessario.

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Un nuovo progetto

L’inverno è solo apparentemente una stagione morta.

E’ più lenta, indubbiamente, ma in Natura l’inverno ha un suo movimento, impercettibile, che perdura per tutti i tre mesi.

E’ una sorta di rito preparatorio, dove le piante trovano il tempo per dare spazio alla stanchezza e ricaricano le energie, che esplodono in profumi e colori con l’arrivo del primo sole primaverile.

Quale migliore stagione per progettare?

Con oggi vorrei dare il via ad una nuova iniziativa, che in verità sta nella mia testa da quasi un anno, ma trattandosi di un discorso piuttosto articolato, aveva bisogno di tempo per arrangiarsi a dovere.

Una rubrica dedicata alla realizzazione di un piccolo orto familiare.

Cascina Novellè (11)

Cascina Novellè (12)

Chilometro zero, sostenibilità ambientale, decrescita, possono essere solo dei termini sentiti o letti per caso in qualche articolo, oppure possono divenire un vero e proprio stile di vita.

Condividere l’esperienza è doveroso, per questo cercherò di fare un bel gruzzolo ordinato di tutto il sapere accumulato negli anni e proverò di condividerlo con voi.

Che abbiate un piccolo ritaglio di terra dietro casa o un balcone, poco importa, cambierà la fase di progettazione, cambieranno le quantità e alcuni accorgimenti, ma le semine, le modalità di trattamento e di coltivazione saranno molto simili.

I^FASE: PROGETTAZIONE ED ANALISI

L’inverno è il periodo ideale per definire questa fase.

Alcuni fattori sono fondamentali per una buona riuscita: caratteristiche del terreno (fisiche- struttura- e chimiche- composizione), su cui farò un piccolo approfondimento più avanti,  e la posizione, possibilmente soleggiata per almeno 6 ore al giorno, protetta dai venti, con poca ombra.

Inoltre, nel progettare l’orto bisogna tenere conto della vicinanza o meno di fonti d’acqua con cui mantenere e irrigare le piantine e il raccolto.

L’ideale è istallare delle piccole vasche per il recupero delle acque piovane e avere comunque la possibilità di reperire acqua potabile in punti prossimi al vostro orto.

Il passaggio successivo è quello di prendere carta e penna e di disegnare il vostro orto.

Vi lascio il link di una pagina interessante da cui potrete prendere qualche spunto, sia per orti di grandi dimensioni, che per piccoli orti sul balcone. Se invece, volete avere un orto in versione 2.0 e crearlo da zero in maniera del tutto tecnologica, potete fare un salto nella community di Grow the Planet e progettare passo dopo passo il vostro orticello, sarà sufficiente iscrivervi e seguire le indicazioni che troverete sul sito.

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Se avete già stabilito quale area del vostro giardino adibire ad orto e fremete dalla voglia di iniziare, ecco quali sono i lavori che potete fare nel mese di febbraio:

Terreno
Lavorare il terreno e interrare il letame o compost maturi. Se si è formata una crosta superficiale, rompetela usando un forcone se non è sufficiente calpestarla con i piedi. A questo punto potete anche dissodare il terreno per le prossime semine con una vanga e rivoltarlo in modo che la parte più profonda rimanga esposta alla luce e all’aria mentre la parte superiore, più sfruttata, venga interrata.

Attrezzi
L’inverno è il periodo giusto per fare un buon inventario: controllate se gli attrezzi hanno bisogno di qualche manutenzione o se vi manca qualcosa, inoltre teneteli al riparo perché non siano danneggiati dalle intemperie.

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Cenere
La cenere di legna è un fertilizzante prezioso. Ricca di fosforo e magnesio, può essere sparsa sul terreno durante la lavorazione o nei solchi delle semine. Conservatela per la messa a dimora delle piante, potrete addizionarla alla terra nelle buche o ai piedi delle piantine dopo averle trapiantate.

Cosa coltivare

Prima di tutto cercate di scegliere le verdure da coltivare, reperite dei buoni semi biologici o nei negozi o da chi li autoproduce.
In base alla fascia climatica in cui vi trovate, potrete seminare, in piena terra, bietola da coste, ceci, fave, aglio, scalogno, carota, spinaci, piselli.
In semenzaio (freddo o riscaldato) potrai seminare già molte altre varietà.

 In semenzaio freddo – sedano, cicoria, rucola, crescione, lattuga da taglio, valerianella, cipolla, prezzemolo, ravanello e cavolo cappuccio.

In semenzaio riscaldato – basilico, pomodoro e peperoncino.

Piccolo frutteto

Se ne avete la possibilità e decidete di iniziare anche la coltivazione di qualche pianta da frutto, definite quali mettere a dimora, magari facendo una ricerca sulle piante che venivano coltivate nel vostro territorio anche anticamente…febbraio è il mese giusto!

Si piantanto o trapiantano alberi da frutto con fioritura primaverile. Se non si è ancora in fase di gelate, si possono piantare nuovi alberi da frutto. Per piantare adeguatamente una pianta da frutto predisponete una buca di circa 50-60 cm di profondità e di 40-50 cm di diametro. Sul fondo della buca concimate il terreno con del compost ben maturo e  ricoprite con uno strato di terra di 10 cm circa, in modo che le radici non entrino in contatto con lo stesso, poi posizionate la pianta al centro della buca. La buca dovrà essere ricoperta con un terriccio  misto (terra, torba e humus) e pressate bene per stabilizzare la pianta ed evitare che le radici entrino in contatto con l’aria.
E’ meglio non potare le piante durante i mesi più freddi, al fine di evitare che le gelate rovinino i rami. Se il clima ve lo permette, potate i rami in fase di luna calante. E’ inoltre importante spargere del compost maturo intorno alle piante da frutto già a dimora, senza toccare il tronco, e vangare la terra circostante, così da garantire il nutrimento adeguato per le “operzioni primaverili”.

Cure anti-parassitarie per il frutteto

In questo periodo vengono effettuati trattamenti preventivi su alberi da frutta con neem, macerati o bordolese.

Nebbiolina

E se avete ancora bisogno di un motivo per farlo, sappiate che i benefici dell’orticultura sono oggetto della ricerca scientifica da più di trent’anni e che è stata provata la capacità dell’ortoterapia di avere un effetto positivo sul benessere psicofisico delle persone indipendentemente dalla presenza o meno di uno stato di patologia.