Biscotti fondant al limone- Lemon Meltaways

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Certe storie non si programmano, arrivano e basta.

E tu, con le tue belle liste di pro e contro alla mano, puoi dimenarti finchè ti pare: loro arrivano e dei ragionamenti e dei perchè, ne fanno un bel mucchietto di carta straccia.

Più o meno è stato così, quando mi sono innamorata l’ultima volta. 

In lui non c’era niente di quello che avevo previsto, nessuno dei miei canoni trovava pace, eppure sembrava giusto per me. 

Dopo sette anni parliamo ancora lingue diverse e i nostri battibecchi mi fanno sorridere, come chiedere un limone e riceverne dieci.

Forse è diversità, forse è compensazione.

BISCOTTI FONDANT AL LIMONE

Lemon Meltaways

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La storia di questi biscotti è sù per giù questa: tu che chiami “Ho bisogno di un paio di limoni, ce la fai a passare tu?”, lui che ti risponde sì e che per non sbagliare ne porta a casa una sacchetto intero.

Non avendo programmi casalinghi per Pasqua e volendone smaltire almeno una parte, questi biscotti- trovati sul blog Tzatziki a Colazione, ma originariamente di Martha Stewart- sono stati la soluzione perfetta.

Un po’ per auguravi buone feste, un po’ per chiamare a gran voce la primavera, che quest’anno proprio non ne vuol sapere!

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(da Martha Stewart, Biscuits, sablès, cookies)

Ingredienti
170 g burro a temperatura ambiente- 120 g zucchero a velo ( non vanigliato)- la buccia grattugiata finemente di 2 limoni- il succo di 1/2 limone- 1 cucchiaio di estratto di vaniglia- 250+ 2 cucchiai di farina tipo 0- 2 cucchiai di maizena- 1/4 di fleur de sel.

Preparazione
Mettete il burro e 40 g di zucchero a velo nel robot (io ho usato la foglia del kenwood) e fatelo diventare una crema soffice, aggiungete buccia, succo di limone e estratto di vaniglia.
Setacciate farina e maizena, aggiungetele alla crema di burro, quindi lavorate fino a rendere il tutto un impasto omogeneo.
Dividete l’impasto in 2 e, con l’aiuto di carta forno, formate 2 cilindri di diametro di circa 4 cm, poi metteteli venti minuti in freezer così da poterli tagliare senza che si deformino.
Tagliate delle rondelle di 5 mm, mettetele su 2 placche rivestite di carta forno ed infornare a 180° (forno già caldo) per 13 minuti circa, a metà cottura invertire la posizione delle placche.
Lasciate raffreddare i biscotti per 8-10 minuti, poi infilateli ancora tiepidi in un sacchetto con il restante zucchero a velo, chiudetelo e agitate molto delicatamente per spargere in maniera uniforme lo zucchero sui biscotti, come si fa per il pandoro, solo molto più delicatamente.
Vi consiglio di aspettare 1 o 2 giorni prima di mangiarli, anche se la verità è che buona parte dei biscotti è stata divorata non appena ho dato il permesso alle varie manine golose.
Si conservano per un paio di settimane in un vaso ermetico o in una scatola di latta ben chiusa ermeticamente.

Plumcake al limone e cardomomo

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Ci sono giornate che scivolano via che quasi non te ne accorgi, settimane intere a volte. Liscie e leggere come seta, non fai nient’altro che avvolgertici dentro e lasciarti ingannare dal tatto.

Poi ci sono giornate che s’inceppano, prima ancora di iniziare.

La mossa più intelligente sarebbe quella di fare un passo indietro, cancellare la parola sbagliata, ricomporre tutto, invece ti ci accanisci, il corsivo diventa grassetto e sembra che tutto si fermi su quella posizione.

In queste giornate sono curva come tutti i punti di domanda che mi passano per la mente: piegata su me stessa e sui miei pensieri.

Ad ogni male la sua terapia.

Difficilmente la mia panacea ha le sembianze di un dolce, ma avevo bisogno di rassicurazioni, le stesse che si cercano nelle mani comprensive di una nonna, di una torta imparata a memoria.

PLUMCAKE AL LIMONE E CARDAMOMO

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Davvero una torta degna di una nonna, semplice nell’aspetto e nella sua realizzazione, che può vantarsi di non usare la bilancia, ma il semplice barattolo dello yogurt.

Qualcuno la chiama la torta dei 7 vasetti, per me 6 perchè ero sprovvista di olio di semi e al suo posto ho usato un paio di noci di burro sciolto.

Si può realizzare in uno stampo classico, oppure come plumcake.

Per aromatizzare, si possono scegliere vaniglia, gocce di cioccolato, frutti rossi. Io ho scelto il cardamomo, spezia ayurvedica, dal profumo fresco e intenso, come dovrebbe essere la primavera.

Ingredienti

1 vasetto di yogurt cremoso bianco da 125 ml- 1 vasetto di zucchero di canna- 1 1/2 vasetto di farina 0- 1 1/2 vasetto di fecola di patate- 3 uova- 2 noci di burro- un pizzico di sale- 1/2 bustina di lievito chimico per dolci- buccia grattugiata di 1/2 limone- un cucchiano di bacche di cardamomo verde.

Preparazione

Accendete il forno a 180°. Svuotate lo yogurt in una ciotola e pulite il barattolino, che vi servirà come misurino. Dividete i tuorli dagli albumi. In un mixer di piccole dimensioni, frullate parte dello zucchero con le bacche di cardamomo e la buccia di limone.  Ora montate i tuorli con lo zucchero, aggiungendo anche quello tritato con gli aromi. Quando sarà ben amalgamato e di colore chiaro, versatevi lo yogurt e il pizzico di sale. Setacciate insieme le due farine e il lievito, aggiungete il tutto al composto a poco a poco mescolando dal basso verso l’alto per non farlo smontare. A parte, fate fondere il burro, lasciate intiepidire e versatelo nell’impasto.

Montate le chiare a neve e incoporatele, sempre facendo attenzione a non smontare il tutto.  Imburrate lo stampo e riempitelo per 3/4, quindi infornate per circa 30 minuti. Verificate con uno stecchino che la torta sia asciutta, sfornate e dopo dieci minuti toglitela dallo stampo e lasciate che raffreddi su una gratella.

Il sapore di un ricordo

“Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….” (Marcel Proust, Dalla parte di Swann)

Quante volte mi è successo? Portare alla bocca un piccolo boccone e ritrovarmi catapultata in un ricordo, vedere e risentire l’istante con la mente e col cuore, un sussulto che ti lancia come il sasso dentro una catapulta?

Profumi, a volte odori decisi e difficili, la sensazione è quella di rinascere in un istante lontano della propria vita.

Le erbe di campo, una manciata di spezie o il profumo di pane appena sfornato. Qual è la vostra madeleine?

PETITES MADELEINES CON FETA, PISTACCHI E LIMONE

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L’idea per queste madeleines l’ho avuta pensando al mio mezzo cervello, la mia amica di sempre, e ad uno dei nostri viaggi in Grecia.

Le madeleines salate sono perfette per accompagnare un aperitivo: partite da un impasto base come questo e aromatizzatele con gli ingredienti che preferite.

Ingredienti (circa 18 madeleines)

100 g farina tipo 00- 2 uova- 120 g feta- la scorza di un limone- 20 g pistacchi- 20+10 g burro fuso- 4 cucchiai di latte- 1 e 1/2 cucchiaino di lievito secco- sale- pepe bianco.

Preparazione

Tritate i pistacchi con un piccolo mixer, poi unite la feta e frullatela insieme.

Sbattete le uova con la frusta elettrica e unite la farina, il lievito e la scorza grattugiata del limone. Salate e pepate, aggiungete il latte e il burro fuso (20 g) e infine il composto di feta e pistacchi.

Ungete lo stampo per le madeleines con un pennello e il restante burro e infornate in forno già caldo a 220°C per 4 minuti, poi abbassate la temperatura a 175°C e cuocete per altri 10 minuti circa (osservate la doratura delle madeleines).

Sfornate, lasciate raffreddare e servite.

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Un piccolo morso, una canzone e ci prende “la stessa gioia”…

 

E’ ancora lunedì!

E’ ancora lunedì, un lunedì decisamente più monocromatico e autunnale degli altri.

Cosa cerchiamo quando nè il meteo e nemmeno il calendario sono dalla nostra parte?

Sono poche le cose che voglio in questo momento e poche quelle che possono cambiare colore a questo pomeriggio col vestito da sera. L’aroma avvolgente della vaniglia, il pizzichìo leggero sulla lingua del limone e un po’di sana croccantezza.

PLUM CAKE VANIGLIA, LIMONE E MANDORLE

La ricetta a cui mi sono ispirata la trovate qui, niente a che vedere coi soliti plum-cake!

Ingredienti (dosi per un plum cake da 700 g circa)
g 100 burro a pomata-g 145 zucchero- 3 uova- 60 ml latte- g115 I^dose di farina tipo 0- g 87 II^dose di farina tipo 0- 3/4 di bustina di lievito per dolci- g 30 mandorle a lamelle- scorza grattugiata di un limone non trattato- mezza bacca di vaniglia.
burro fuso q.b. (per bagnare una spatola per incidere la superficie prima di infornare)
Preparazione
Nella planetaria (o con le fruste elettriche) montate il burro a pomata con lo zucchero a velo fino a che il composto risulterá spumoso. Con il minipimer frullate le uova con il latte e la prima dose di farina e versate a filo in planetaria continuando a montare.

Setacciate la seconda parte della farina con il lievito, la scorza, la vaniglia e le mandole e versate nell’impasto. Mettete nello stampo e lasciate riposare un’ora l’impasto in frigorifero. Incidete con una spatola e cuocete a 170° per 45 minuti, spegnete il forno e lasciate asciugare altri 5 minuti.

Estraete il dolce, lasciate raffreddare e servite.

Immaginate di accompagnare la torta con una calda tisana di fiori di montagna: malva, petali di girasole, fiordaliso, camomilla, menta dolce… ecco, avete appena illuminato l’orizzonte!

La torta dell’indecisione

Siamo al terzo lunedì, dopo due torte decisamente energetiche ero davvero indecisa sul da farsi.

Volevo qualcosa di fresco, ma di carattere. E’ tempo di mele di ogni tipo e forma, ma non volevo la classica torta morbida (non me ne voglia il mio mezzo cervello!), niente burro, niente lievito…sembrava impossibile, alla fine il risultato è stato questo.

TARTELLETTE DI MELE E NOCCIOLE ALL’OLIO D’OLIVA

Ingredienti (dosi per 5 tartellette da 10 cm oppure 2 stampi da 15 cm)

Per la base: 60 g farina tipo 00- 80 g farina di farro tipo 0- 60 g farina di riso- 40 g farina di mandorle- 20 g miele- 1 uovo sbattuto- 60 ml olio d’oliva- la scorza di un limone- un pizzico di sale- 2 cucchiai di acqua fredda.

Per farcire: 30 g nocciole- 30 g zucchero di canna- 2 mele- il succo di un limone- un cucchiaino di cannella in polvere.

Preparazione

Riscaldate il forno a 200°C, setacciate le farine, amalgamatele nel mixer con il miele, la scorza di limone, il sale e l’uovo sbattuto. Infine aggiungete l’acqua freddafino ad ottenere una palla morbida. Avvolgete la pasta in una pellicola e lasciatela riposare almeno 30 minuti in frigorifero.

Nel frattempo tritate le nocciole con lo zucchero e la cannella, poi lavate, pulite le mele e tagliatele a fette molto sottili e irroratele col succo di limone.

Stendete la pasta con uno spessore di 1 cm o poco meno, guarnite con la granella aromatizzata di nocciole, disponete le mele, infine distribuite altra granella di nocciole. Infornate per 15 minuti alla temperatura impostata, poi abbassate a 175°C e portate a cottura (altri 15 minuti circa).