Zuppa di lenticchie alla moda di Santo Stefano di Sessanio

Santo Stefano di Sessanio non è nuovo da queste parti. Mesi fa, avevo già decantato le bellezze di questo piccolo borgo abruzzese.

Santo Stefano di Sessanio

Certi ricordi riaffiorano inaspettatamente, coi loro profumi, “Colpa del cielo”, penso, e probabilmente è davvero così.

Saranno i retaggi vegetariani, sarà la pioggia, comunque la temperatura è quella giusta per godere di una buona zuppa.

ZUPPA DI LENTICCHIE E PATATE

Ingredienti (dosi per 6 persone)

4 etti di lenticchie piccole- 1 spicchio d’aglio-4 foglie di alloro-3 patate medie- 1 peperoncino piccante- crostini di pane- olio extravergine- sale.

Preparazione

Sciacquate due o tre volte i legumi, poneteli in una pentola piena d’acqua, eliminate le lenticchie che vengono immediatamente a galla e fate cuocere a fuoco basso per 20/25 minuti circa. A metà cottura schiumate e aggiungete un filo d’olio, le foglie di alloro e lo spicchio d’aglio. Pulite le patate e tagliatele a pezzetti, aggiungetele alle lenticchie e proseguite la cottura per il tempo necessario a cuocere il tutto. A parte, preparate un soffritto a base di olio e peperoncino, unitelo alla zuppa quando questa sarà quasi pronta, poi servite con crostini di pane o fette di pane abbrustolito.

**Se preferite una zuppa più densa, a cottura ultimata prendetene qualche mestolo e frullatelo con un frullatore a immersione, unite il composto alla zuppa e mescolate.

Quel che rimane della torre-Santo Stefano di Sessanio

Nota: le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio sono una varietà autoctona tutelata da un Presidio Slow Food. Crescono a oltre 1000 metri di altitudine, alle pendici del Gran Sasso: sono molto piccole, hanno una buccia sottile e un colore marrone scuro. Oltre alla ricetta proposta ne potete realizzare una variante diluendo la zuppa con acqua bollente e facendoci bollire o della pasta (quadrucci) o del riso.

Vecchi timbri

I timbri li avevo acquistati da un robivecchi a Santo Stefano di Sessanio, la scorsa estate.

Il paesino si trova all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, un’esile roccaforte di pietra calcarea bianca che merita davvero una sosta (non per nulla è considerato uno  dei borghi più belli d’Italia). Il terremoto del 2009  ha lasciato anche qui il suo segno, distruggendo la torre che dominava il borgo, della quale rimane solo lo scheletro di ferro.

Vecchi timbri, dicevo, perchè di questo si tratta: li ho visti lì in quella cesta polverosa e mi ci son tuffata. Dovevo solo trovare un modo per riutilizzarli.

Ed ecco qui.

Oro