Ricominciamo,ma lentamente.

Me la sono presa comoda.

Ho lasciato che la gioia per il concorso si stemperasse da sè, ho cucinato poco, camminato tanto e fotografato ancora di più.

Ora che la settimana è ricominciata esattamente coi soliti ritmi, avevo bisogno di una ricetta semplice, veloce, qualcosa che tutte le mamme/mogli/donne prive di un mantello di raso rosso potessero preparare e poi, ancora perfettamente nei tempi, sedersi a gustare.

TRIGLIE IN SALSA DI ARANCIA CON CIPOLLE CARAMELLATE

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Ingredienti(dosi per 2 persone)

5 triglie o 10 filetti di triglia- il succo di 2 arance- 2 cipolle dorate- salvia- un cucchiaino di zucchero di canna- olio extravergine- sale.

Preparazione

Pulite le triglie, squamatele e filettatele (se avete a disposizione dei filetti già pronti, saltate questo passaggio). Fate scaldare l’olio in una pentola insieme alle foglie di salvia, tagliate le cipolle a rondelle non troppo fini e rosolatele a fuoco non troppo alto. Aggiungete lo zucchero e quando si sarà sciolto completamente, irrorate con circa 1/4 del succo a vostra disposizione. Lasciate cuocere ancora un paio di minuti, poi togliete le cipolle dalla pentola e tenetele in caldo.

Adagiate i filetti nel fondo di cottura ottenuto, rosolate da entrambi i lati e sfumate col restante succo. Lasciate rapprendere la salsa e se necessario salate. Servite ben caldo insieme alle cipolle.

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La triglia rientra nella categoria delle specie abbondanti, piuttosto stabili, unico cruccio sono le spine, davvero numerose. Se ne avete il tempo, cercate di pulirle il più possibile prima della cottura, così da poter gustare al meglio il piatto.

Per chi volesse, lascio il link per scaricare lutilissima guida di ConsuMare Giusto al consumo sostenibile del pesce:

Ottima Scelta (verde): specie abbondanti, ben gestite, catturate o allevate in modo eco-sostenibile;
Buone Alternative (arancione): ci son alcuni punti critici su come le specie vengono catturate o allevate, o sulla conservazione del loro habitat;
Evitare (rosso): al momento queste specie sono catturate in modo dannoso per altre specie o per l’ambiente, quando non sono loro stesse a rischio estinzione.

BannerImageViewer.ashxCon questa ricetta partecipo al Contest della Cucina Italiana- Le arance della salute AIRC.

Sosteniamo la ricerca, rendiamo il cancro sempre più curabile.

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Questioni di genetica

Da bambina immaginavo di essere stata adottata: quello zeroerreacca negativo che non tornava da nessun’altra parte fu l’inizio di tutto.

Per anni mi credetti l’estranea di casa, ovviamente più aspri erano i litigi coi miei genitori, più ritenevo vera la mia tesi: non capendo bene le basi della genetica tutto era possibile nella mia  testa.

La famiglia è qualcosa che si crea al di là dei geni, anche se questi hanno un leggero vantaggio sul resto.

Nella mia famiglia rientra a pieno titolo di sorella il mio mezzo cervello, l’altra mano di questo blog, e lei lo sa, indipendentemente dal fatto che qualcuno le possa ricordare la cosa.

Mi fa sorridere l’idea di una cena a più mani per il suo compleanno, per la verità non mi fa sorridere, mi fa proprio felice: una cena fra sorelle, una per questioni di geni, l’altra meno.

Noi che ci facciamo ancora le  compilation home made, con tanto di copertina confezionata per l’occasione, che il regalo conta molto meno ed è semplice corollario alla serata.

Non volevo essere sdolcinata, ma con lei non ci riesco a non esserlo!

Buon compleanno sorella del mio cuore

Una delle tante ricette di ieri.

INSALATA DI SALMONE, FINOCCHI E MELAGRANA

Ingredienti(dosi per 4 persone)

150 g salmone filettato- 1 finocchio da insalata- 1/2 melagrana- olio extravergine- succo di un bergamotto- sale- pepe.

Preparazione

Affettate finemente il finocchio nel senso della lunghezza, adagiatelo in un piatto piuttosto fondo, insieme al salmone e ai chicchi di melagrana. Irrorate il tutto con l’emulsione fatta con olio, bergamotto, sale e pepe e lasciate marinare un paio d’ore al fresco. Guarnite con del finocchietto e servite.

Primi rudimenti di cucina

Quando da piccini la cucina diventava nostra era come se fossimo riusciti ad impossessarci di un regno che solo raramente ci veniva concesso di visitare.

Tra i primi rudimenti di cucina, ricordo bene che uno era più o meno questo: mai e poi mai mescolare pesce e formaggio. Era una regola della cucina di qualcun altro, del regno di qualcun altro.

Ripensandoci la cucina ha lo stesso potere di allora, identica ad un regno invalicabile, bello da raccontare, ma difficilmente condiviso nel quotidiano… Sarà che io e tutti i miei pensieri siamo già troppi in cucina, ma questa gelosia maniacale dimostra che nessuno è immune al sentimento di possesso.

Mentre impilavo gli ingredienti pensavo a questo e a perchè il mare è così lontano.

MILLEFOGLIE DI TRIGLIE E PATATE

Ingredienti (dosi per 4 persone)

8 filetti di triglia- una patata media- pangrattato- 1 cucchiano di succo di limone- sale- erbe aromatiche a piacere per la panatura (origano, maggiorana, menta)- 1 mozzarella di bufala (meglio se sgocciolata bene per qualche ora o del giorno prima)- olio extravergine di oliva.

Preparazione

Affettate la mozzarella e lasciate sgocciolare. In una terrina mescolate il pangrattato, le erbe, il sale, il succo di limone e un filo d’olio. Pelate la patata e tagliatela a fette di 1/2 cm di spessore.Fatele bollire in acqua per dieci minuti.
Con un coltello affilato ricavare dal filetto di triglia due sfoglie di pesce. Adagiate la prima sfoglia su una pirofila rivestita di carta forno e leggermente unta di olio. Su questo filetto montate gli ingredienti in questo modo: filetto, patata, panatura , mozzarella, panatura, filetto, patata e panatura e filetto.
Irrorate con poco olio e cuocete in forno per non più di 10 minuti a 200°C.

“…volevo esserti di peso, perchè dipendo da te.”

Ceviche e altre nostalgie

Oggi cielo bigio e malinconia galoppante.

La prima canna da pesca me la regalò mio padre, avevo 12 anni. Una canna da pesca fissa, semplice, nulla di straordinario. Ma importante per me che non ne volevo sapere di passare le mie giornate da lucertolona e preferivo friggere me e i miei pensieri sugli scogli, in silenzio.

La seconda doveva essere una chitarra acustica. Il patto prevedeva che ottenessi  il massimo dei voti agli esami di licenza media: ovviamente mancai la chitarra per un soffio e, al suo posto, mi vidi regalare una canna telescopica con mulinello. Grande passo avanti per me e i miei pensieri.

Il primo ceviche l’ho pravato anni fa a Trujillo, Perù.

Avevo passato l’intera mattinata a fissare i pescatori di Huanchaco affrontare le onde sui loro fragili “caballitoso de totora”, antiche imbarcazioni preincaiche di totora pressata. Li osservavo dal pontile, lenza alla mano, incantavano. Poi il primo assaggio: ceviche de camarones.

La seconda volta lo mangiai in Messico, sulla lunga spiaggia di Nexpa.


Anche questa volta un’intera giornata a fissare il mare, io e la mia semplice lenza. L’intento era quello di guadagnarsi la cena. Fortunatamente, qualcun altro, che era riuscito meglio di me nell’impresa, usò la cortesia di condividere parte del suo bottino.

Avevo bisogno di esorcizzare tutta questa malinconia e, come sapete, questo è l’unico modo che conosco.

CEVICHE DE PESCADO

Ingredienti (dosi per 2 persone)

Preparazione

Pulite il pesce e tagliatelo in cubi di dimensioni di 1 cm, circa, spremete il lime versatelo sul branzino e lasciate macerare per 4 ore in frigorifero. Intanto, fate una brunoise con tutte le verdure e tritate finemente il coriandolo. Mettete la cipolla a bagno in acqua e un pizzico di sale, se volete  smorzare il sapore pungente e renderla più digeribile. Una volta pronto, unite il pesce alle verdure e al coriandolo, un pizzico di sale e un filo d’olio.

Per servire, preparate delle fette sottili di avocado maturo  con cui adornare il cebiche e delle  tortillas di maìs fritte (tostadas).

Calamari, ancora?

In effetti, credo che questo potrebbe essere il sentore comune vedendo l’ennesima ricetta a base di calamari.

La verità è che, come unica mangiatrice di molluschi in famiglia, un calamaro di medie dimensioni, può bastare almeno per un paio di portate (ovviamente, tutto dipende dal tipo di ricetta).
Dopo tutto il decluttering e la frenesia della conservazione di oggi, avevo giusto bisogno di un toccasana amorevole per le mie papille.

STUFATO DI CALAMARI E CANNELLINI AL ESTILO MEXICANO

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Ingredienti (dosi per 6 persone):

kg 1calamari- g 150 cipolla rossa- g 150 fagioli cannellini al naturale- 1 foglia di alloro- 1/2 bicchiere di vino bianco secco- olio d’oliva extravergine- 1/2 chile habanero– prezzemolo ( o coriandolo fresco, se ne avete)- sale.

Preparazione

Pulite i calamari eviscerandoli e privandoli di becco e occhi, quindi fateli stufare dolcemente per 3 minuti in pentola coperta, in 3 cucchiaiate d’olio riscaldato con la cipolla tagliata molto finemente. Alzate la fiamma a pentola scoperta, sfumate col vino bianco, lasciate evaporare e coprite. Aggiungete infine il chile tritato (se ne avete il coraggio) oppure tagliato in grossi pezzi, il prezzemolo tritato, i cannellini e un pizzico di sale. Lasciate sul fuoco ancora per 1 minuto, in modo da far insaporire, quindi servite lo stufato caldo, dopo averlo trasferito in un piatto da portata piuttosto profondo.

Servite con pane casereccio affettato (che ovviamente servirà a placare la vostra povera lingua).

E questo è, più o meno, l’effetto che fa… [Molotov- Frijolero]